| Indice |
|---|
| L’amore impaziente - Scheda |
| Daniela Poggi |
| Silvio Peroni |
| Valeria Moretti |
| Tutte le pagine |
Pagina 1 di 4
SABATO 31 MARZO 2012
ore 21,00
Intergea
presenta
L’amore impaziente
con Daniela Poggi
di Valeria Moretti
regia Silvio Peroni

ore 21,00
Intergea
presenta
L’amore impaziente
con Daniela Poggi
di Valeria Moretti
regia Silvio Peroni
Il percorso mistico che conduce all’Amato non conosce né tregua né riposo, è un amore impaziente, smisurato, esclusivo, ostinato che si dà senza risparmio. Completamente aperto, visceralmente teso verso l’infinito.
E’ una precipitazione. Una folgorazione. Un amore che varca la misura. Un amore che ha bisogno di “dirsi”, di dichiararsi.
“Il mio dire è un devastare” (Angela da Foligno)
C’è un corpo vuoto e un corpo pieno.
Il primo rifiuta il cibo e sceglie la macerazione.
Il secondo aspira all’unione totale, alla congiunzione, all’Amore che illumina.
Sotto gli occhi dello spettatore si dispiega, attraverso il nostro personaggio femminile, un universo a sé, coinvolgente e impervio, fragile e duro, ossessivo e malinconico.
“Fatevi una cella nella mente dalla quale non possiate più uscire...” (Caterina da Siena).
L’oniricità che percorre il lavoro è spontaneamente affluita, certo suggerita dall’argomento che non prescinde da una ricca documentazione su monachesimo e santità femminile.
In filigrana, durante lo spettacolo, l'eco di una soffitta speciale: quella descritta nei "Cahiers" da Simone Weil. Spazio che custodisce una delle sue esperienze mistiche. Luogo d’amore e di conoscenza, di finitezza e di tensione verso l’Assoluto, dove si esplorano gli abissi e le vette del cuore.
E’ una precipitazione. Una folgorazione. Un amore che varca la misura. Un amore che ha bisogno di “dirsi”, di dichiararsi.
“Il mio dire è un devastare” (Angela da Foligno)
C’è un corpo vuoto e un corpo pieno.
Il primo rifiuta il cibo e sceglie la macerazione.
Il secondo aspira all’unione totale, alla congiunzione, all’Amore che illumina.
Sotto gli occhi dello spettatore si dispiega, attraverso il nostro personaggio femminile, un universo a sé, coinvolgente e impervio, fragile e duro, ossessivo e malinconico.
“Fatevi una cella nella mente dalla quale non possiate più uscire...” (Caterina da Siena).
L’oniricità che percorre il lavoro è spontaneamente affluita, certo suggerita dall’argomento che non prescinde da una ricca documentazione su monachesimo e santità femminile.
In filigrana, durante lo spettacolo, l'eco di una soffitta speciale: quella descritta nei "Cahiers" da Simone Weil. Spazio che custodisce una delle sue esperienze mistiche. Luogo d’amore e di conoscenza, di finitezza e di tensione verso l’Assoluto, dove si esplorano gli abissi e le vette del cuore.




